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L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo


L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo
05/12/2008



Concorsi letterari




 


I libri più venduti nella libreria "Kalós" di Palermo nel mese di Aprile 2008

 

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Il campo del vasaio1. Il campo del vasaio di Andrea Camilleri
Casa editrice: Sellerio
p.280 - € 12,00


Su un terreno nei dintorni di Vigàta, buono solo per ricavarne creta per i vasai, viene trovato il cadavere di un uomo. Sfigurato, squartato, chiuso in un sacco affiorato dopo una forte pioggia. Non si sa chi sia lo sconosciuto, ma nel frattempo una donna del paese denunzia la scomparsa del marito, un colombiano di origini siciliane, imbarcato su navi di lungo corso che fanno la spola tra il Sud America e l'Italia. È a quel punto che il commissario Montalbano si ricorda del racconto del Vangelo - il tradimento di Giuda, il pentimento, i trenta denari scagliati a terra e poi utilizzati per comprare il "campo del vasaio" per dare sepoltura agli stranieri. Semplici coincidenze? Il corpo della vittima è stato smembrato in trenta pezzi, il terreno in cui è stato ritrovato è buono per i vasai, il colpo di pistola alla nuca nel codice d'onore sta a significare tradimento, senza contare che il morto era uno straniero. Ma le convergenze sembrano costruite con troppa arte e anche se il delitto ha tutte le caratteristiche di un omicidio di mafia, Montalbano sente odore di bruciato. I tradimenti nel romanzo non si contano: quello di Mimì, nei confronti di Beba ma anche dell'amico e "superiore" Salvo con cui sgomita per avere un ruolo da protagonista nelle indagini, quello di Dolores, la bellissima moglie del morto ammazzato, quello dello stesso commissario che è costretto a barcamenarsi tra segreti e bugie per giungere alla verità.

L'eleganza del riccio2. L'eleganza del riccio di Muriel Barbery
Casa editrice: e/o
p.384 - € 18,00

Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
Francesco Lojacono. Le ragioni del paesaggi3. Francesco Lojacono. Le ragioni del paesaggi di Davide Lacagnina
Casa editrice: Kalós
p.72 - € 10,00

“Ladro del sole”, decano della pittura di paesaggio in Sicilia, maestro indiscusso e poi lungamente dimenticato, Francesco Lojacono è oggi al centro di un rinnovato interesse critico. Dagli esordi nel solco di un vedutismo di retaggio ancora settecentesco all’elaborazione della lezione di Filippo e Nicola Palizzi e dei fermenti della Scuola di Resina a Napoli, fino alle importantissime occasioni di confronto a livello nazionale e internazionale, l’intera opera di Lojacono è qui ripercorsa da Davide Lacagnina sullo sfondo delle principali vicende dell’Italia post-unitaria.
In un continuo andirivieni di scelte, di coraggiose fughe in avanti e di strategici rientri nella tradizione, le più libere indagini condotte con piglio da consumato pittore “dal vero” e le altrettanto notevoli doti come colorista e sensibile interprete del rapporto fra la natura e l’uomo, pongono l’artista fra le figure più interessanti del panorama dell’arte italiana della seconda metà del XIX secolo. Il suo catalogo così riletto, e qui arricchito da alcuni importanti inediti dell’attività giovanile e della maturità, appare esemplare di un percorso pienamente in sintonia, anche nella sua contraddittorietà, con gli svolgimenti della migliore tradizione ottocentesca della pittura di paesaggio in Italia.
O'Tama e Vincenzo Ragusa. Echi di Giappone in Italia4. O'Tama e Vincenzo Ragusa. Echi di Giappone in Italia di Maria Antonietta Spadaro
Casa editrice: Kalós
p.104 - € 14,00

Storia di due artisti fra il Giappone e l’Italia. Moglie e marito, pittrice lei, scultore lui. Nata O’Tama Kiyohara e naturalizzata Eleonora dopo il battesimo e il matrimonio con Vincenzo Ragusa, l’artista giapponese conobbe il suo futuro marito a Tokyo nel 1876. L’immagine immateriale e fluttuante della millenaria tradizione del paese del Sol Levante, con le sue stilizzate silhouettes ed i suoi eleganti ritmi decorativi, “sposava” così la ricerca plastica e atmosferica del realismo occidentale.
Vincenzo dal canto suo si era recato in Giappone, insieme ad Antonio Fontanesi e a Giovanni Vincenzo Cappelletti, per fondarvi la prima Accademia d’Arte Occidentale dell’Impero. Lo scultore siciliano, con alle spalle già importanti riscontri professionali fra Milano e la Svizzera, restò affascinato da quella cultura al punto da tornare in Italia con il desiderio, presto frustrato, di un Museo d’arti orientali da aprire a Palermo e di una Scuola di arti decorative e industriali in cui impiegare maestranze e tecniche artigianali orientali.
Maria Antonietta Spadaro ripercorre le tappe fondamentali di questo episodio poco noto della storia del secondo Ottocento in Italia, intrecciando i percorsi e le opere dei due artisti sullo sfondo di una Sicilia fin de siècle tanto dinamica quanto incapace di cogliere il carattere di modernità di quella pionieristica esperienza che in Europa, nello stesso torno di anni, avrebbe avuto ben altre conseguenze sulle frange più aggiornate della ricerca artistica internazionale.
Diario di scuola5. Diario di scuola di Daniel Pennac
Casa editrice: Feltrinelli
p.241 - € 16,00

L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
Firmino. Avventure di un parassita metropolitano6. Firmino. Avventure di un parassita metropolitano di Sam Savage
Casa editrice: Einaudi
p.179 - € 14,00

Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l'unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l'attuazione del nuovo piano edilizio.
La vita fa rima con la morte7. La vita fa rima con la morte di Amos Oz
Casa editrice: Feltrinelli
p.106 - € 10,00

È una calda sera d'estate a Tel Aviv. Seduto al tavolo degli oratori in veste d'ospite d'onore a un incontro letterario, lo scrittore ascolta e non ascolta i lunghi convenevoli, la barocca presentazione del critico di turno, la voce incerta della lettrice. Osserva il pubblico in sala e torna con la mente alle persone che ha visto poco prima in un bar - una cameriera dimessa ma con una provocante trasparenza di biancheria intima, due tizi dall'aria losca, una vecchia signora dalle gambe gonfie, un tipo malmostoso che non sembra affatto d'accordo con quel che sta dicendo l'oratore, un timido e occhialuto adolescente. Queste immagini captate, anzi rubate alla realtà diventano quasi simultaneamente delle storie. Finita la serata letteraria, lo scrittore prende a vagare per le strade quasi deserte della città e in questa specie di solitudine da vita ai suoi nuovi personaggi. Anzi, entra nelle loro vite, le invade e le trasforma. Accompagnato dai versi di un poeta ch'egli immagina al suo fianco, lo scrittore costruisce un affresco di vita e di morte pieno di sorprese.
I cani e i lupi8. I cani e i lupi di Irène Némirovsky
Casa editrice: Adelphi
p.234 - € 18,50

Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l'invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzine Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: "come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l'ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi". Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.
L'ottava vibrazione9. L'ottava vibrazione di Carlo Lucarelli
Casa editrice: Einaudi
p.456 - € 19,00

Il libro è ambientato a Massaua, in Eritrea, nel gennaio del 1896. Sbarcano le truppe italiane, sono soldati che tra sessanta giorni moriranno ad Adua, nella più colossale disfatta che il colonialismo europeo abbia mai subito. L'Italia cerca un posto al sole, tra le potenze. I soldati italiani troveranno nemici superiori per armamenti, numero, conoscenza del terreno. Tra gli italiani che sbarcano ce n'è uno che ha un motivo diverso dagli altri per fare il soldato in Eritrea. Poi c'è una fanciulla che sembra fragile, e anche lei, come il soldato, ha un motivo tutto particolare per stare lì.
Il treno dell'ultima notte10. Il treno dell'ultima notte di Dacia Maraini
Casa editrice: Rizzoli
p.429 - € 21,00

Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

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