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L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo


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05/12/2008



Concorsi letterari




 


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In occasione della XXXI edizione del Premio Mondello, è giunto a Palermo negli scorsi giorni Tiziano Scarpa, scrittore veneziano di 42 anni, amante appassionato delle “potenze” della lingua italiana, autore di romanzi, racconti, aforismi, testi teatrali e per la radio, vincitore di numerosi premi tra cui lo stesso Premio Mondello nel 1996, e interprete di affollati reading e letture vivaci dei suoi testi.

Tiziano Scarpa e le ''potenze'' della lingua italiana

13/12/2005

Tiziano Scarpa, sei qui a Palermo per il convegno su Pasolini organizzato dal Premio Mondello, in qualità di scrittore ma anche di vincitore dello stesso premio nel 1996 con Occhi sulla graticola. Che significato ha avuto nella tua vita questo riconoscimento?

Il Premio Mondello è stato il primo riconoscimento che ho ricevuto. Mi ha dato confidenza, mi ha corroborato. All’epoca avevo soltanto trentatré anni, e per un esordiente è molto importante poter dire di avere vinto un premio così prestigioso, che indubbiamente resta uno dei pochi riconoscimenti considerati ancora seri in Italia.

Il tuo ultimo libro, Groppi d’amore sulla scuraglia, uscito lo scorso giugno, si caratterizza per l’invenzione di una lingua originalissima, che mescola dialetti meridionali, parole inventate e italiane. Puoi raccontare la nascita di quest’opera definita da molti "prodigiosa"?

Mi piacerebbe dirti che questo stile è frutto di grosse ricerche, verifiche, viaggi e memorie familiari (mia nonna era di Ortona), ma non è così. Groppi d’amore sulla scuraglia è un libro che ho scritto in un mese e mezzo, mi è esploso fra le mani. Volevo scrivere questa storia da sette anni. Avevo già raccolto alcune pagine, dei capitoli, degli appunti, poi d’improvviso in poche settimane il testo era finito. Per questo motivo sono legato a questo libro come ad una città ‘sorprendente’. Un evento del genere mi è capitato solo un’altra volta, quando ho scritto di getto in un mese Venezia è un pesce. La lingua, che usa il protagonista Scatorchio, così ricca di parole dialettali meridionali, è però anche il segno che ogni italiano, anche settentrionale come sono io, è intriso di Sud. Infine questa lingua mi ha permesso di affrontare temi semplici, ma intrattabili. Per esempio il volo delle rondini, un tema così poetico e spirituale, in italiano potrebbe diventare stucchevole, culturalista, cerebrale. Grazie a questa lingua sono riuscito ad essere più diretto.

In un tuo racconto pubblicato nella raccolta Cosa voglio da te, si legge questa esclamazione “trattenere, trattenere l’immaginazione!”. Eppure spesso i tuoi testi sono piene di parole contorte, strane, inventate. Per essere dei bravi scrittori è meglio trattenere o lasciare scorrere l’immaginazione?

A volte, spesso, lascio andare l’immaginazione, poi taglio, scelgo. Di recente ho scritto un monologo teatrale e dopo una pagina e mezzo mi sono reso conto che stavo riscrivendo Il Profumo di Patrick Suskind, quindi nulla di originale. Bisogna saper trattenere soprattutto l’immaginazione a effetto, che può essere un modo per risolvere le cose facili, ma non sempre è efficace. Preferisco inoltre fare una distinzione tra immaginazione e fantasia linguistica. Sempre nel mio ultimo libro, molte parole sono sostantivi maschili cambiati al femminile, altre parole nascono da giochi con i suffissi. Se noi proviamo a immaginare un’altra evoluzione della lingua italiana, scopriamo per esempio che il termine “scuraglia” del titolo poteva essere una parola possibile. In italiano esistono tante altre parole simili, come schermaglia o canaglia. La fantasia linguistica nasce dunque da un ascolto attento della “parola”.

I tuoi libri sono esilaranti, coinvolgono mente, cuore e sorriso dei lettori. Quanto si diverte Tiziano Scarpa a scrivere i suoi libri?

Devo ammettere che spesso mi diverto a scrivere. Il mio divertimento non è per me, io non mi diverto grazie a me stesso ma alla lingua italiana. Io posso essere fiero di avere scritto certe cose, ma è sorprendente quello che si può fare con l’italiano. C’è una quantità di alterità nel mio divertimento. Mentre scrivo sto fronteggiando la lingua italiana, con cui in effetti ho un rapporto intimo da quando sono nato. L’atto della scrittura è decisivo, e non è un’emanazione completa del mi

Hai scritto numerosi testi teatrali, testi per la radio, un libretto per un’opera lirica, e spesso ti esibisci in pubblico per interpretare i tuoi libri (e anche quegli degli altri come è accaduto qualche giorno fa per Misery di Stephen King). Qual è il tuo rapporto con il teatro?

Vorrei che il mio rapporto con il teatro diventasse sempre più fitto. Ho scritto numerosi testi teatrali e solo alcuni sono stati fino ad oggi rappresentati. Vorrei che venissero messi tutti in scena. Dall’altra parte il mio andare in scena è un modo strategico per diffondere le mie opere. Retrospettivamente ti posso dire anche che ho letto da solo ad alta voce per piacere e per studio interi libri, come quelli di Carlo Emilio Gadda o Tommaso Landolfi. Una frase come quella che scrive Gadda ne La cognizione del dolore, “un acciacchio di nacchere pedagne”, non può non essere letta ad a voce alta. È una partitura fonetica e va eseguita.

Spesso tieni dei corsi di scrittura creativa. Credi che questo genere di laboratori siano utili a chi desidera diventare uno scrittore?

È inevitabile che gli scrittori siano ospitati per tenere delle lezioni durante dei corsi di scrittura. Io non ho mai organizzato un mio corso di scrittura creativa, ho partecipato a dei laboratori, dei seminari per tenere delle lezioni a volte di poche ore a volte per una o due giornate. A questo punto della mia vita di scrittore mi rendo conto che potrei veramente dare dei suggerimenti utili a chi vuole scrivere. In fin dei conti chiamiamo corsi di scrittura creativa quelli che prima si chiamavano corsi di retorica. Sono convinto dunque che i laboratori di scrittura creativa siano utili poichè basati su esercizi di invezione narrativa.

Qual è la tua massima ambizione come scrittore contemporaneo?

Penso che la parola ha tante potenze: sonora, silenziosa, gestuale, raziocinante, poetica, teatrale, saggistica. Lo scrittore ha un’esperienza totale con la parola, mentre l’opinione diffusa identifica lo scrittore con il narratore e la letteratura con la narrativa. Molti autori per questo motivo scelgono la vocazione sbagliata. Io vorrei poter scrivere le cose che mi sono piaciute come lettore. Ho amato Savinio come saggista, Francis Ponge, e persino Paul Celan per i loro aforismi. Ecco: la mia massima ambizione è riuscire a scrivere aforismi di potenza grandissima.

Intervista di Claudia Di Pasquale


Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963 e vive a Milano. Ha scritto il romanzo Occhi sulla Graticola (Einaudi), premiato nel 1996 come Opera Prima per il Premio Mondello; la raccolta di racconti Amore® (Einaudi); la guida turistico-letteraria Venezia è un pesce (Feltrinelli). Sempre per Einaudi ha pubblicato Cos’è questo fracasso? (opera segnalata al Premio Estense per la saggistica 2000), Dalle galassie oggi come oggi. Covers in collaborazione con Aldo Nove e Raul Montanari, la raccolta di racconti Cosa voglio da te. Nel 2003 ha pubblicato con Rizzoli il romanzo Kamikaze d’Occidente, e di nuovo per Einaudi nel 2004 Corpo, e nel 2005 Groppi d'amore sulla scuraglia. I suoi libri sono tradotti in francese, spagnolo e tedesco. È anche autore di testi teatrali e per la radio. Nel 1997 la sua commedia radiofonica Popcorn, scritta per la Rai, ha vinto la 49° edizione del premio radiotelevisivo "Prix Italia" per la fiction radiofonica. Ha scritto il mini-atto Corriamo a casa(luglio 2000, Maratona di Milano). È autore del libretto per l'opera lirica Fuori dai denti, musicato da Stefano Bassanese. Sta per pubblicare un libro che uscirà il prossimo marzo per l'editore Fanucci.


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Questa rubrica ospita ogni mese interviste, riflessioni, analisi, valutazioni, letture approfondite e ragionate del settore. Case editrici, librerie, biblioteche, associazioni culturali, istituzioni pubbliche e private saranno gli interlocutori privilegiati che in questa sezione si troveranno connessi intorno a nodi te(le)matici di volta in volta nuovi e diversi.

a cura di Rosanna Deleo - rosanna@letteralmente.com

 

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