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L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo


L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo
05/12/2008



Concorsi letterari




 


Connessi - l'editoria che si racconta

Un libro sulla vera storia delle indagini che hanno portato a scoprire il covo di Provenzano sulla Montagna dei Cavalli a Corleone. Il giornalista di Repubblica, Enrico Bellavia, autore insieme a Silvana Mazzocchi, di “Iddu. La cattura di Bernardo Provenzano", appena pubblicato da Baldini e Castoldi, racconta la genesi del libro e il passaggio dallo studio delle carte processuali alla forma narrativa dei contenuti, avvincente come quella di un giallo noir.

La cattura di Provenzano diventa un libro poliziesco. Senza nessuna finzione letteraria.

14/12/2006

In siciliano “iddu” significa “lui”. Com’è nata l’idea di questo titolo per il libro su Bernardo Provenzano?

Il titolo nasce da un’intercettazione rivelatasi decisiva. Nel corso di una conversazione i due fratelli di Bernardo Provenzano, Simone e Salvatore, fecero riferimento al fatto che “Iddu ancora ca’ è”. Questa frase è diventata la chiave di volta delle indagini. Gli investigatori sospettarono allora che l'ex “primula rossa” poteva trovarsi proprio a Corleone, suo paese natale, vicino alla ristretta cerchia dei suoi familiari. Non solo. I poliziotti cominciarono a chiamarlo tra di loro, convenzionalmente, “Iddu”, e non solo Bino o Binnu.

Questo è un libro scritto a quattro mani. In che modo è stato organizzato il lavoro di scrittura dei testi?

Io e Silvana Mazzocchi abbiamo lavorato in parallelo. Io a Palermo, lei a Roma. Prima di iniziare a stendere il testo, abbiamo però ascoltato insieme Renato Cortese. Una lunga intervista su ben otto anni di indagini, rielaborata sulla base delle fonti documentarie. Lontani, ci siamo poi scambiati il materiale raccolto, che veniva continuamente interpretato e confrontato con i risvolti giudiziari anche di altre indagini. È stato molto importante per noi incrociare i dati e i fatti relativi a tutto l’humus mafioso che circondava l’inchiesta su Provenzano. Ci siamo incontrati solo due volte a Roma, dove abbiamo collaborato intensamente per una settimana. Il libro era pronto a fine ottobre, dopo tre mesi. Posso dire con certezza che il nostro lavoro è stato paritario.

La prosa di questo saggio appare quasi cinematografica, trascina il lettore in un susseguirsi di misteri, attese, ipotesi d’indagine, fa trapelare i sentimenti dei protagonisti, investigatori e poliziotti, lascia immaginare con immediatezza i luoghi e l’ambiente.

È vero, il libro è stato pensato come un film. Abbiamo cercato di raccontare la storia della cattura di Provenzano, sfuggendo alla tentazione di renderla comprensibile solo a un pubblico di specialisti. Il nostro obiettivo è stato, subito, quello di rappresentare uno spaccato noir, poliziesco della travagliata ricerca del boss. Per questo motivo abbiamo scelto di utilizzare la figura di Renato Cortese, il capo della Squadra che ha scovato Provenzano, come filo conduttore del racconto, e di procedere per quadri scenici, immagini, in grado di trasformare la robusta parte documentaria del volume in un vero e proprio giallo. In tal senso il lavoro di finitura di Silvana è stato essenziale, è lei che è riuscita a dare un ritmo visivo ai contenuti.

Il libro presenta dei materiali inediti. Qualche esempio?

Nel libro si descrive per la prima volta la trasferta di un gruppo di cacciatori in Germania alla ricerca di Provenzano, durante le feste natalizie a cavallo tra il 1999 e il 2000. Quello che è successo in quei giorni non era mai stato raccontato. Molte altre vicende di cronaca sono conosciute, la differenza è che ora vengono rilette, mostrate nei loro dettagli, ricucite all’interno della trama della grande caccia a Provenzano. Solo oggi è possibile ripercorrere con esattezza tutti i passi delle indagini.

Alla luce della tua documentata esperienza, perché Provenzano è stato preso dopo oltre quarant’anni di latitanza?

Nel corso di questi anni, una grossa quantità di talpe è riuscita sempre a vanificare gli sforzi dei carabinieri e della polizia. La vera caccia, poi, è iniziata solo nel 1995. Prima era possibile confrontarsi soltanto con il grandissimo lavoro investigativo svolto nel 1984 da Angelo Pellegrini, che era riuscito a radiografare tutti gli uomini legati a Provenzano e tutti i suoi beni. Questi importanti documenti furono consegnati a Falcone, ma negli anni successivi furono abbandonati. Tutta l’attenzione investigativa fu spostata su Totò Riina, considerato allora il vero capo di Cosa Nostra.

Sono state tante le polemiche e le discussioni sul giorno della cattura di Provenzano, avvenuta l’11 aprile 2006, in concomitanza con le elezioni politiche. Tu cosa ne pensi?

Ritengo che si sia trattato solo di una singolare coincidenza, foriera di migliaia di riflessioni. Il destino ha voluto che “Iddu” venisse preso nelle ore in cui il voto elettorale era appeso al voto degli italiani all’estero. Un interstizio temporale, uno spazio di mezzo assoluto in cui né la destra né la sinistra potevano prendersi il merito dell’azione.

di Claudia Di Pasquale



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Questa rubrica ospita ogni mese interviste, riflessioni, analisi, valutazioni, letture approfondite e ragionate del settore. Case editrici, librerie, biblioteche, associazioni culturali, istituzioni pubbliche e private saranno gli interlocutori privilegiati che in questa sezione si troveranno connessi intorno a nodi te(le)matici di volta in volta nuovi e diversi.

a cura di Rosanna Deleo - rosanna@letteralmente.com

 

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