
Giovanna Zoboli, di Topipittori (www.topipittori.it), racconta l'idea di libro da cui ha preso forma il progetto della sua casa editrice: il libro è un'esperienza percettiva ed esistenziale. L'incontro con Giovanna Zoboli, editore milanese, potrà essere "ripetuto" il 27 dicembre alla libreria Oliver di Palermo, che ospiterà anche Giuseppe Mazza e Anna Cairanti autore di Un foglio più un foglio, la novità di Topipittori.
Il mio mestiere è non mentire
04/12/2008

Vorrei cominciare dalla fine della storia raccontata in La vera storia di Topipittori, dal momento in cui lei dice: «Fare un libro “utile” per ragazzi, a mio giudizio, significa semplicemente farlo bene… Realizzare libri ben fatti, cioè ben scritti, ben disegnati, ben impaginati e stampati, libri non furbi, pensati con serietà, professionalità, competenza, è la miglior cosa che si può fare nei confronti del lettore, sia esso adulto o bambino». Il bene, di cui parla, in questo caso è certamente connesso al bello, ma non necessariamente al bene o al buono. Vorrei che raccontasse la fatica, prima personale e poi come casa editrice, di liberarsi dell’idea salvifica di cui la letteratura per ragazzi sembra essere afflitta.
I contenuti - tutti i contenuti - prendono corpo attraverso un’espressione materiale, cioè una forma, che poi nasce insieme, contemporaneamente al contenuto stesso. Il “bene” di cui parlo è connesso a questa “forma”, che è essa stessa “contenuto”. Lavorare bene a questa forma è fondamentale, anche per la credibilità stessa dei contenuti espressi, ammesso che le due cose si possano separare.
Guardando certi libri illustrati per ragazzi, invece, ho l’impressione che il processo di costruzione del libro sia diverso: si pensa di “iniettare” contenuti “positivi”, strumentali, ludici o etici, in forme, parole e immagini rassicuranti, accattivanti, stereotipate, elaborate separatamente dai contenuti e per altri scopi. Il risultato è artificioso, poco interessante, anche poco onesto.
Come dice Maurice Sendak in una bellissima intervista: «Il mio obiettivo è non mentire ai bambini». Un illustratore, un autore, un grafico, un editore possono ottenere questa onestà attraverso una scelta estetica, formale, di stile, cioè attraverso il modo in cui decidono di raccontare, che poi è la scelta del punto di vista attraverso cui mostrare una storia, la sua forma che poi è il contenuto stesso.
“La vera storia di Topipittori” può essere letta come istruzione per l’uso di una macchina per comunicare. L’intento del suo racconto è stato di svelare in modo coraggioso e audace l’inganno della scrittura, della natura matrigna della parola da una parte e, dall’altra, quella di suggerire l’opportunità, o meglio la necessità di pensare il libro per bambini primariamente nella sua unità: di pensarlo cioè contemporaneamente strumento espressivo verbale e non verbale. Definita questa idea, si pone il problema serio di educare il pubblico lettore/libraio. Vorrei che parlasse degli strumenti messi a punto dalla vostra casa editrice per formare il lettore consapevole e, anche o prima ancora, il libraio.
Con questa domanda lei individua un punto delicatissimo. Paradossalmente, scegliere di “non mentire” ai bambini, richiede un lavoro molto accurato e approfondito di formazione sugli adulti, i quali nel corso della loro vita hanno avuto modo di fabbricarsi una visione dell’infanzia in cui sono fortemente implicate le immagini stereotipate di bambino più diffusamente veicolate da modelli culturali e mediatici. Basti dire che quel bellissimo e tremendo libro per bambini che è Pinocchio, oggi in libreria è più richiesto nella consolatoria versione americana e cinematografica di Disney, che in quella, liberatoria, italiana e letteraria, di Collodi. Le storie che proponiamo attraverso le parole e le immagini dei nostri libri richiedono di essere spiegate agli adulti, abituati a pensare al libro per bambini come a un contenitore di contenuti didattici o, viceversa, di puro intrattenimento.
Noi, invece, pensiamo al libro come esperienza, sia percettiva sia esistenziale. Qualcosa di importante nella vita del bambino, un incontro, un momento specifico, da non confondere con mille altre cose, non sostituibile. C’è una bella frase di Enzo Mari a proposito dei giochi per i bambini: «l’interesse di un gioco sta nell’esperienza che produce, in ciò che permette di apprendere». Del libro si può dire la medesima cosa.
Per avvicinare gli adulti al tipo di esperienza che promuovono i nostri libri, da due anni editiamo Il Catalogone: una pubblicazione, diffusa gratuitamente fra bibliotecari, insegnanti, librai, e anche semplici genitori, che propone letture approfondite e ragionate dei nostri libri. Si tratta di un prodotto culturale di fondamentale importanza.
Sempre con questo obiettivo, nel corso dell’anno, presso librerie e biblioteche, Paolo Canton e io teniamo incontri formativi, aperti a tutti gli adulti, sui libri illustrati. Infine, da quattro anni all’Accademia Drosselmeier della Cooperativa Stoppani di Bologna, teniamo un corso sulle parole e le immagini nel libro illustrato. Come si evince, questo modo di fare libri richiede un cospicuo lavoro di informazione e divulgazione.
Tenuto conto di questo progetto editoriale, sente la difficoltà, in termini d’impatto di vendite con un mercato di lettori e librai "diversamente educato"? relativamente al prezzo di copertina, come arrivate a determinarlo, rispettando quali premesse?
Certo, con queste premesse sappiamo benissimo di non poter aspirare a volumi di vendita di centinaia di migliaia di copie. Tuttavia, il lavoro fatto in questi anni, non solo da noi, ma anche da altri editori a noi vicini per intenti e tipo di scelte, sta dando i suoi frutti. Qualcosa si muove, nel mercato. La qualità, passo dopo passo, afferma con forza le sue ragioni sugli scaffali delle librerie e i lettori la notano con curiosità e interesse. Quest’anno noi abbiamo più che raddoppiato le vendite, rispetto all’anno scorso. Questo è un segnale notevole di come le cose stanno cambiando.
Per quanto riguarda il prezzo: il libro è uno dei pochi oggetti veramente democratici. Se la diversa qualità di un abito di alta sartoria e di grande magazzino è sancita da una consistente differenza di prezzo, fra un libro ben fatto e un libro di livello mediocre non è il prezzo a indicare la qualità. Fra i due tipi di libro la variazione di prezzo è bassa, minima o addirittura nulla. È la capacità di scelta del lettore, non quella del suo portafoglio, a determinare la possibilità di accesso a un libro ben fatto.
Leggendo il progetto si ha voglia di aprire e riaprire ogni singolo libro per apprezzare ‘dal vero’ l’idea che ti sei fatto. E così, nella quarta di copertina, poche righe per ciascuna collana spiegano il senso di quel libro, il progetto che lo ha originato. Vorrei proporle qui di suggerire la lettura di un libro per ciascuna collana.
Ogni singolo libro è un frammento che va a comporre quel quadro teorico d’insieme che è una collana. Dietro ogni collana una idea.
Nella collana Albi, l’obiettivo è quello di promuovere narrazioni a un tempo verbali e visive, di integrare i due codici per rendere quanto più ricco, complesso, appassionato e movimentato il processo della lettura, da parte del bambino: non per niente la definizione di collana è “storie di grandi amicizie: quelle fra le parole e le immagini”. In questa definizione è implicita anche l’amicizia che può scaturire dalla relazione esclusiva che si instaura fra libro e bambino.
La collana Parola magica è, per così dire, tematica. Raccoglie le opere di poesia: che si tratti di versi in rima, come filastrocche o ninna-nanne, o di versi elaborati in forme metriche più complesse. Poiché la poesia entra con forza nell’ambito esistenziale del lettore, in uno spazio molto prossimo alla percezione di verità essenziali nella relazione con la realtà, la definizione di collana è: “poesie da recitare insieme ai bambini come formule magiche per superare gli ostacoli lungo il cammino delle giornate”. Ho elaborato questa definizione ispirandomi all’uso che viene fatto della parola poetica e rituale in alcune culture africane.
La collana Grilli per la testa è dedicata a tutti quei libri che, per così dire, indagano la dimensione dell’invisibile attraverso le immagini, e quella del visibile attraverso le parole. È un rapporto complesso. Si chiede ai due codici di invertire la rotta e di lavorare al contrario. Obiettivo di questa operazione è arrivare a quanto espresso nella definizione: “libri scritti e disegnati per aprire finestre su significati nascosti, creare nessi imprevisti fra cose e persone, illuminare storie segrete, ma sotto i nostri occhi”.
Anche la collana Fiabe quasi classiche è tematica. Raccoglie testi che potremmo definire “classici”: che si tratti di fiabe popolari, vicende tratte dalla mitologia, racconti di grandi autori del passato. Qui va dato peso al termine “quasi”, che è riferito all’illustrazione, e al ruolo primario che può avere nell’illuminare il senso di un patrimonio culturale e letterario che abbiamo ereditato e ci appartiene. Ecco la definizione: “storie antichissime di bambini avventurosi e ragazzi dal cuore puro, bambine intrepide e ragazze piene di immaginazione, oggetti magici e animali fatati. Racconti del passato illustrati dai talenti più visionari del presente”.
Infine, c’è l’ultima nata, I grandi e i piccoli. È una collana nata in risposta a un interrogativo che ci siamo posti: è davvero possibile far incontrare le parole e le immagini, gli adulti e i bambini? È possibile, e il luogo in cui questo incontro avviene è il libro. Così come l’immagine cerca le parole, e le parole cercano le immagini per creare la possibilità di una forma pienamente significante, così gli adulti hanno bisogno dei bambini, e i bambini degli adulti. Gli uni per imparare a conoscere il mondo una seconda volta attraverso l’immaginario dei bambini; gli altri per investigare il mondo attraverso le parole preziosissime apprese dagli adulti. Amiamo molto questa collana così ibrida e nuova, in cui si collocano libri pensati come congegni fatti per commuovere, cioè far muovere insieme, adulti e bambini. La definizione recita: “libri da leggere insieme per giocare, pensare, ridere, per capirsi un po’ di più, dai mondi lontani di età diverse. Per fare della lettura un incontro fra grandi e piccoli.”
Vorrei proporvi di parlare in ultimo del mondo editoriale per l’infanzia fuori dai confini italiani. Cosa avete trovato.
Siamo appena tornati dal Salon du livre et de la presse jeunesse di Montreuil , a Parigi. Le confesso che per un editore italiano questa visita è una esperienza interessantissima, ma anche molto frustrante. La qualità editoriale che si riscontra è straordinaria, fa davvero impressione. Ma sul perché di questa qualità vale la pena di riflettere. Gli editori francesi, così come quelli di altri paesi occidentali, europei e non, possono contare su un vero e proprio sistema culturale, un’ampia e solida rete che nutre e sostiene il loro lavoro: una organizzazione di biblioteche, librerie, isitituzioni culturali, scuole e corsi di formazione, organi di stampa e media che lavorano insieme alla valorizzazione del libro per ragazzi e alla sua diffusione e cultura , così come alla preparazione e educazione di chi è deputato alla sua produzione: scrittori, grafici, illustratori, editori.
All’estero la cultura è importante: è uno degli strumenti più preziosi per la costruzione e la progettazione del futuro. È attraverso la qualità di tali progetti che si trasmette la fiducia nel futuro che ha una nazione, il rispetto e l’attenzione con cui guarda alle sue più giovani generazioni.
In Italia, oggi, manca totalmente un’idea di futuro. Manca il rispetto e la fiducia nei giovani, nei ragazzi, nei bambini che non sono inclusi nei progetti delle classi dirigenti, autoreferenziali e unicamente interessate alla gestione del potere. Questo è grave, gravissimo. E non ne faccio una questione unicamente relativa al nostro settore: il problema è molto più vasto e radicato. Credo che l’Italia sia un paese immobile perché profondamente malato e corrotto, a tutti i livelli.
Creata nel 2004 da Paolo Canton e Giovanna Zoboli, Topipittori (www.topipittori.it) è una casa editrice milanese specializzata in picture books e albi illustrati per bambini e ragazzi. Edita otto titoli l’anno e ha in catalogo una trentina di volumi, dei quali più della metà sono stati venduti all’estero ad alcune delle case editrici più prestigiose del panorama internazionale (Francia, Spagna, Corea, Austria). In pochi anni, Topipittori si è affermata, in Italia e all’estero, come una delle realtà più innovative e interessanti del panorama italiano nel settore del libri per ragazzi.
I documenti citati nell’intervista, Il Catalogone e La vera storia dei Topipittori, si possono scaricare dal sito di Topipittori.

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a cura di Rosanna Deleo - rosanna@letteralmente.com