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L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo


L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo
05/12/2008



Concorsi letterari




 


Editoria per ragazzi

La rappresentazione del Pifferaio magico a Palermo ha portato sulla scena l’adattamento di una tra le fiabe più note, che ci riporta alla memoria una storia crudele e misteriosa accaduta nel periodo medievale in Germania.

7 bambini liberano Hamelin dai topi e da un borgomastro corrotto: in Puglia ne bastano 2 per catturare gli assassini

04/12/2009

Protagonista una città e i suoi abitanti, un’invasione di ratti e un liberatore (il Pifferario), che ritenendo di non essere stato ricompensato adeguatamente utilizza il suo piffero magico per attrarre i bambini di quella città e condurli alla morte. I bambini diventano così vittime di una storia di vendetta e di sopraffazione. Indifesi vengono manipolati e condotti alla morte. Ignari del loro destino seguono incantati il suono magico del piffero per non far più ritorno. La fiaba rappresenta un mondo articolato nelle sue categorie morali di buoni e cattivi, giusti e ingiusti, dove la perfidia e la malvagità, fino alla loro esasperata recrudescenza, condizionano e segnano in modo ineluttabile la vita dei più deboli, dunque dei bambini. Nell’adattamento della fiaba proposto dall’Accademia Perduta questa prospettiva viene arditamente mutata: i bambini di Hamelin non ci stanno ad essere manipolati, non ne hanno più voglia. Il Pifferaio magico di Claudio Casadio, Giampiero Pizzol e Marina Allegri è la storia di un paese che per ritrovare la sua vita si affida ai bambini, alla musica e all’arte. Sette bambini, come sette sono le note del piffero, liberano la città dagli invasori, ratti e uomini (il borgomastro) che unitamente perseguono i propri fini: cupidigia e fame. Promotrice della liberazione proprio la figlia del borgomastro che assiste all’incontro segreto tra il padre e il re dei topi. I bambini guardano, osservano e sanno giudicare. Sanno cioè valutare se quello(a) è buono(a) davvero. Pochi compromessi nel loro giudizio, conseguenti quindi le loro scelte, che diventano coraggiose e straordinarie solo per il raffronto con quell’altra etica, quella degli adulti. Il Pifferaio magico dell'Accademia Perduta ci fa confrontare con una visione del mondo (infantile) che proietta valori forti. Ci invita a guardare oltre gli schemi semplificati per scoprire energie nuove e vitali laddove non pensiamo esserci (ancora). Claudio Casadio, Giampiero Pizzol e Marina Allegri hanno saputo leggere la realtà, hanno percepito la forza e il potere che si cela dietro “sette bambini”. Ora, al di là del giudizio personale e di ogni criterio di valutazione è proprio un fatto di cronaca, un’ esperienza di vita che, in modo straordinario e dirompente, conferma l’opportunità della lettura della fiaba proposta dall’Accademia. “Due bimbi battono l’omertà” è il titolo di un articolo comparsa su La Stampa, del 26 novembre 2009. Pierangelo Sapegno in prima pagina riporta una storia di Ugento “un paesino della Puglia – mare, ulivi e silenzio -, dove due bimbi di 5 e 7 anni hanno disobbedito ai grandi e hanno fatto i nomi degli assassini di un vecchio. Nella notte di luna piena del 15 giugno 2008, il consigliere comunale dell’Italia dei valori Giuseppe Basile detto Pippi, fu ucciso sotto casa con 24 coltellate che gli squarciarono il petto e la schiena e gli tagliarono il collo. Urlò disperatamente prima di morire e molte luci si accesero e molte persone videro quello che accadeva nel buio di via Nizza…anche una bambina di 5 anni e mezzo si risvegliò richiamata da quelle grida. Prese una sedia più grossa di lei, facendo un gran baccano per spostarla alla luce, sopra la strada. Allora pure la nonna si svegliò e venne a guardare…la nonna le fece solo un segno, con il dito sulla bocca: silenzio. Questa è la legge. La bimba vide tutto con l’orrore dei piccoli..vide Peppino Basile e i suoi carnefici…erano vicini di casa. Lo stavano massacrando…quando la piccola disse alla nonna, come in un gioco, che allora avevano ‘i nomi dei cattivi’, la nonna si inalberò: “guai a te se parli. Sono cose da grandi. Tu non devi sapere niente.”. La bambina rivelerà invece alla polizia i nomi dei cattivi, che erano i suoi (buoni) vicini di casa. I bambini hanno fatto la loro scelta. Noi stiamo a guardare.



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Questa rubrica ospita ogni mese interviste, riflessioni, analisi, valutazioni, letture approfondite e ragionate del settore. Case editrici, librerie, biblioteche, associazioni culturali, istituzioni pubbliche e private saranno gli interlocutori privilegiati che in questa sezione si troveranno connessi intorno a nodi te(le)matici di volta in volta nuovi e diversi.

a cura di Rosanna Deleo - rosanna@letteralmente.com

 

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