Logo Letteralmente
Letteralmente
   
il portale della piccola editoria
 

La Rai per la Cultura
la società
contatti
link news HOME
 
in evidenza


L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo


L'isola che c'è. La Sicilia che si ribella al pizzo
05/12/2008



Concorsi letterari




 

Concorso Letterario “Scatti di Scrittura”
concorso per racconti brevi e fotografie

prima edizione
tema: “La strada”

< Torna indietro  

VINCITORE DEL CONCORSO

La strada verso nord
di Lucilla Parisi (Varedo)

© Copyright  Parisi

Appena svoltò si accorse che non era cambiato nulla. Erano passati vent’anni da quando aveva richiuso dietro di sé la porta di casa. La guerra era piombata nella sua vita come una delle tante granate che erano cominciate a piovere sulla città e, come accade sempre quando arriva qualcosa di inaspettato e terribile, non pensi che riuscirai a cavartela.
Nina, invece, c’era riuscita. Aveva otto anni quando sua madre la svegliò in piena notte e le disse di vestirsi in fretta, perché dovevano andare via solo per un po’. Nina, però, non le credette. Come avrebbe potuto: il volto di sua madre era sfigurato dal terrore e dalla disperazione. Nina conosceva troppo bene il sorriso di sua madre e la forza e l’entusiasmo con cui era solita affrontare la vita e la donna che quella notte entrò nella sua stanza non era sua madre.
- Ma quando torniamo? – le chiese.
- Presto – le rispose sua madre mentre l’aiutava ad infilarsi le scarpe. - Presto – ripeté, ma già non la guardava più negli occhi.
Scesero di corsa le scale dove un uomo che non aveva mai visto andò incontro a sua madre e le prese la borsa che aveva in mano. Non si scambiarono una parola: era come se tutti, tranne lei, sapessero già cosa fare; come se quella partenza non fosse poi così inaspettata. Sua madre si voltò verso la cucina e poi verso il piccolo salotto in cui avevano trascorso, lei e Nina, tante serate davanti al camino. Loro due sole, sole come sempre erano state da quando Nina se lo ricordava. Suo padre se ne era andato quando lei aveva poco più di due mesi. Baciò la moglie sulla fronte, le disse che l’amava, uscì per andare al lavoro e richiuse dietro di sé la porta da cui non rientrò mai più. La madre non nascose la verità a Nina e, non appena fu abbastanza grande per avere delle risposte, le raccontò come era andata. Dopo tutto le aveva amate. Nina non chiese più nulla e furono felici così.
Ora non lo erano più. Vide gli occhi di sua madre riempirsi di lacrime, mentre rivolgeva un ultimo sguardo alla casa. Nina fece lo stesso: abbracciò con gli occhi tutto quello che le fu possibile in un attimo. Non voleva dimenticare nulla. Fu un’istantanea sul suo passato, che se ne andava in una notte di fuga e silenzi. Un’istantanea che l’accompagnò come un presagio per il resto dei suoi giorni.

Appena svoltò nella strada della sua infanzia, Nina rispolverò quella foto che riapparve sempre meno sfuocata tra i suoi ricordi. Riconobbe le case addossate l’una all’altra, con il piccolo giardino sul davanti e i piccoli cancelli di legno, che non pretendevano di dividere né di lasciare fuori. Le bandiere sventolavano ovunque lungo la strada: alcune consumate dal tempo, altre nuove e appena innalzate lungo i pali della luce o appese alle finestre. La strada era deserta: così diversa da come se la ricordava. I bambini che un tempo affollavano il quartiere ad ogni ora del giorno se ne erano andati. Nina li rivide per un attimo correre lungo la strada con uno skateboard di fortuna, costruito con una tavola di legno e le rotelle di pattini rimasti vittime dell’entusiasmo generale. Quei bambini entravano e uscivano dalle case del quartiere, senza che nessuna di quelle appartenesse a loro veramente. Si era figli della sig.ra Sara, della sig.ra Leila; si era fratelli di Allen, Sean, Sandra e si mangiava un po’ dove capitava. Fino al tramonto, quando si doveva rientrare a casa per la cena.
Per Nina, Allen, Sean e Ian la strada era tutto il loro mondo. La percorrevano in lungo e in largo sempre insieme e sempre nei guai. Un giorno avevano recuperato dei grossi rami dal giardino del sig. Erman e li avevano usati per bloccare la manopola dell’idrante, facendo fuoriuscire l’acqua lungo il marciapiede. In poco tempo tutta la strada si trasformò in un fiume in piena. I bambini del quartiere si affollarono divertiti ad assistere al grande evento sotto lo sguardo fiero dell’artefice di quel miracolo: Sean. Nina era un po’ meno tranquilla, visto che l’acqua continuava ad uscire e scorreva lungo la strada in discesa. Le macchine si fermavano all’imbocco della via e la gente era uscita dalle case allarmata. Dopo qualche minuto comparve il padre di Sean: con lo sguardo furente si diresse verso il figlio. Non bisognava essere particolarmente svegli per capire che le cose si stavano mettendo male. Sean, però, che era più sveglio degli altri, abbandonò il grosso bastone a terra e scappò. Nina, Ian ed Allen si gettarono anche loro all’inseguimento dell’amico senza sapere dove stessero andando. Capirono che non era il momento di fare domande e corsero come matti, ridendo a crepapelle al pensiero di quante botte avrebbe preso Sean quella sera.

Nina si fermò proprio nel punto in cui si trovava l’idrante di Sean. Era lo stesso di allora, tranne per la tinta rossa con cui lo avevano ridipinto. Per un attimo le sembrò di vedere la sua strada ancora piena di bambini scalzi e fradici nel fiume in piena. Nina sorrise e quando le tornò alla mente l’espressione di Sean alla vista del padre, scoppiò in una risata sonora lì, ferma, su quel marciapiede di vent’anni dopo.
Quei giorni erano andati come la sua infanzia, portandosi via la spensieratezza e il significato vero delle cose. Tutto era cambiato perché gli occhi di Nina erano cambiati. Il quartiere in cui abitava, i suoi amici e quella lunga strada a nord della città erano terra di confine. Nina fino alla notte in cui scappò con la madre, non aveva mai lasciato quei luoghi. Lei e gli altri bambini sapevano bene che non potevano uscire dal loro quartiere e conoscevano i motivi per cui la loro vita non poteva svolgersi al di fuori di quei confini. La loro strada in discesa li portava dritti verso il centro e verso il sud della città, ma loro non potevano andarci.
La città era divisa da linee immaginarie che non andavano oltrepassate, se non fosse stato strettamente necessario. Oltre quelle linee tracciate dall’odio e dal sangue, succedevano fatti incomprensibili che venivano riportati dal racconto superstite di chi li aveva vissuti o da chi li aveva sentiti raccontare da altri. Nina sentì spesso di ragazzi uccisi a bastonate da uomini con il viso coperto o feriti malamente dai soldati. Un suo vicino di casa, Miki, aveva solo 19 anni quando rimase senza un occhio: raccontò che si trovava con dei compagni davanti alla scuola quando tre uomini, con il viso coperto e le braccia tatuate, li avevano prima insultati e poi aggrediti con spranghe e bastoni. Era intervenuto l’esercito quando ormai i tre uomini mascherati si erano dileguati. I soldati dispersero Miki e i compagni a colpi di pistola. Uno, lo colpì in pieno viso. Tornò qualche giorno dopo dall’ospedale con la testa bendata e un’incontenibile rabbia nel cuore.
A volte il mondo oltre la linea immaginaria entrava nel quartiere di Nina e spesso succedeva di notte. Entrava nelle case con bastoni e coltelli e terrorizzava per ore prima di dileguarsi nella notte. Spesso uccideva o si portava via uomini e ragazzi che sparivano per sempre. Altre volte entrava in divisa con fucili e pistole: accusava, arrestava e si dileguava. Il tutto però sempre, inspiegabilmente, con lo stesso rumore di passi e la stessa identica incomprensibile violenza.
Nina si fermò davanti a quella che era stata un tempo la sua casa. Sentì di non essere sola: si voltò e vide Sean, Ian, Allen e Nina che, con i rami del sig. Erman, risalivano la strada verso nord.

Nota: i copyright del racconto e della fotografia sono di proprietà di
Lucilla Parisi
 

Per informazioni: 091 7308299
scattidiscrittura@letteralmente.com

 

rubriche
Vetrina editori
I siti della piccola editoria
Connessi - l'editoria che si racconta
Editoria per ragazzi
Schegge
Fiere e mostre