Buongiorno Martina!
di Valeria Pollara (Palermo)

Corro, scappo, fuggo, corro.
Non riesco a respirare, sono stanca, le gambe mi fanno male, non ce la faccio più. Sono consapevole che presto qualcuno o qualcosa mi raggiungerà e per me sarà la fine. Corro, scappo, fuggo, corro.
Non so dove mi trovo, tutto è buio intorno a me. Non posso fare altro che urlare, forse qualcuno mi aiuterà.
Urlo, grido, mi agito e apro gli occhi.
Di nuovo quel sogno!
Sono spaventata, respiro a fatica e piango. Si, forse è meglio piangere un po’, devo sfogarmi…non è per sfogarmi che piango.
Piango sulla mia solitudine.
Sola ,ormai sempre sola. Il pianto dura solo il tempo di commiserarmi un po’.
Guardo l’ora; le quattro, mi alzo.
Sempre quel sogno, quel maledetto sogno che non mi lascia in pace. Ma da che cosa scappo? Apro la finestra e faccio entrare la notte. L’aria fresca mi dà sollievo. In strada passa qualche auto; dove può andare quella gente a quest’ ora? Ho un po’ di mal di testa. Vado in bagno e finalmente accendo la luce; gli occhi mi bruciano, il bagliore mi dà fastidio. Spengo. Riaccendo. Stavolta ho schermato gli occhi e faccio filtrare la luce tra le dita piano, piano.
La realtà scivola tra le mie mani e mi ritrovo a fissare lo specchio. Non ho un bell’aspetto. Eppure la gente dice che sono bella, ma di me, vedono solo una bella donna. Io invece, vedo una donna sola.
Mi sono abituata alla luminosità. Mi sciacquo il viso e vado in cucina, ho sete. Accendo l’interruttore della stanza e nella nuova luce, con la coda dell’occhio, percepisco piccoli movimenti. Scarafaggi. Approfittano sempre della notte per fare le loro incursioni. Mi fanno schifo, li odio. Odio anche svegliarmi così angosciata. Devo scacciarli, schiacciarli.
Troppo tardi. Il mio maldestro tentativo è andato a vuoto. Bevo,ma l’acqua non mi dà nessun sollievo. Non ho più sonno, ripenso al sogno. Forse dovrei andare in analisi. Ormai sono mesi che sogno sempre la stessa cosa. Sei mesi, da quando è successo.
Non voglio più pensarci. Torno nella mia stanza e accendo la tele, magari mi distraggo. Faccio zapping; film, pubblicità, film, musica, film. Arrivo al quarantesimo canale e si ricomincia; film… basta!
Niente mi interessa, non riesco a concentrarmi, tutto è noioso e insulso. Spengo. Silenzio. E’ terribile la notte, troppo silenzio e i miei pensieri fanno troppo rumore. Sono ansiosa e non so cosa fare.
Vago per la stanza, avanti e indietro, accendo la radio e le note tranquille di un blues , mi rilassano.
Il libro sul comodino m’invita alla lettura. Apro la pagina segnata e inizio a leggere. Dopo un po’ non c’ho capito niente, non mi concentro, forse è la musica. Spengo la radio. Riprendo il libro. Leggo. Rileggo. Rileggo ancora... Chiudo.
E’ tutto inutile. I pensieri prendono il sopravvento e invece di seguire la mia eroina, inseguo i miei orrori.
Si ricomincia da capo. Guardo dalla finestra. Le solite auto. Ma non sono le stesse di poco fa? Guardo l’ora: le quattro e mezza. Soltanto mezz ‘ora! Chiudo la finestra. Spengo le luci e riprovo a dormire.
Gli occhi aperti nel buio. Mi giro e mi rigiro. Cambio la posizione del cuscino, ma non riesco a sentirmi comoda. Le lenzuola pesano come macigni. Ho caldo. Mi innervosisco e riaccendo. Seduta nel letto ripenso al sogno. Un crampo allo stomaco. Ripenso a Marco, al suo sorriso, alle sue mani forti e rassicuranti. Piango. Caccio via la sua immagine, troppo dolore. Il passato è passato e non torna più, ma lascia i segni ed io sto ancora male.
Ogni volta lo stesso sogno. Sono in una casa che non conosco e attraverso correndo un corridoio buio, qualcuno m’insegue. Ci sono delle porte che devo aprire e poi richiudere. Troppe. Devo chiuderle per bene altrimenti verrò raggiunta. Mi sembra di perdere un’infinità di tempo. Troppo lenta. Mi guardo indietro. Le vedo; ombre nere, indefinite. L’angoscia mi soffoca. Basta!
Perché non riesco a dimenticare? Devo distrarmi.
Prendo una rivista lasciata sul pavimento ai piedi del letto; il mio solito disordine. Inizio a sfogliare. M’immergo nella vita dei vip. Problemi di cellulite, di tette da rifare, e c’è chi non sa dove attraccare il proprio panfilo ultimo modello. Chiudo sulla scempiaggine umana e spengo la luce.
Voglio dormire, mi sento stanca. Mi giro sul fianco destro, poi sul fianco sinistro. Sono ancora agitata. Apro gli occhi.
Una flebile luce filtra dalla finestra e penso che sta per albeggiare. Al lavoro sarò uno straccio. La luce del giorno mi rassicura e spegne i fantasmi della notte. Lentamente mi rilasso . La luce si fa più intensa.
Il pensiero del nuovo giorno m’incoraggia. Sento il mio corpo pesante, gli occhi stanchi. Ho sonno. Finalmente sono comoda. Abbraccio il cuscino. Marco è accanto a me e mi bacia. Buongiorno Martina.
Nota: i copyright del racconto e della fotografia sono di proprietà di
Valeria Pollara
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