Il capanno da pesca
di Tiziana Romano (Ancona)

Si era sempre chiesta a chi appartenesse quel capanno da pesca così diverso dagli altri, tutti un po’ più simili a baite di montagna. Tutto bianco con le imposte rosse, le ricordava quelle casette che aveva visto sulle spiagge del Mar del Nord e che le piacevano tanto. Eliana amava dire che quello era il suo capanno. In realtà, non lo era. L’aveva sempre visto solo da fuori, ma era il luogo dove immaginava di essere quando lasciava andare i pensieri in libertà. Era la casa dei suoi sogni. E adesso era in vendita. Senza bisogno di pensarci più di tanto, telefonò e prese appuntamento per andare a visitarlo. Strappò dal giornale l’annuncio con la foto del suo capanno e ripensò a tutte le volte che aveva immaginato di varcare quella porta rossa…
Trovò un omino con gli stivaloni ad aspettarla sulla spiaggia, il capanno si raggiungeva con la barca. Una volta all’interno, Eliana fu letteralmente abbagliata dalla luce che proveniva da una finestra posta sulla parete di fronte.
C’erano porte e finestre su tutte e quattro le pareti, era una splendida e limpida giornata di sole, di quelle che solo l’inverno sa regalare, e l’interno era così luminoso che le sembrò di essere dentro uno dei suoi sogni.
Le capitava ogni tanto di sognare di essere in posti che non conosceva, o che non riusciva a riconoscere, perché quello che vedeva erano solo delle forme indistinte attraverso un bagliore che l’accecava. Mise gli occhiali da sole e piano, piano i suoi occhi si abituarono a quella luce resa ancora più intensa dal biancore delle pareti, del soffitto e del pavimento. Era proprio così che lo aveva sempre immaginato: bianco dentro, come era fuori. Sulle pareti facevano bella mostra di sé alcune fotografie del mare, colto in tutte le sue espressioni. Tutte rigorosamente racchiuse in cornici di legno rosso, uguale a quello delle imposte, tali da sembrare finestre anch’esse.
“Chi ha fatto queste foto?” chiese. Ma non ebbe alcuna risposta, l’omino che l’aveva accompagnata sembrava svanito nel nulla. Forse aveva altro da fare e aveva preferito lasciarla sola.
‘Meglio così!’- pensò Eliana.
Chiuse la porta, si tolse il cappotto e lo poggiò su una sedia. Spense il cellulare, non voleva essere disturbata da nessuno. Neanche da Marco. Ripensò al litigio avuto con lui qualche giorno prima, quando passando davanti a quel capanno, scherzando, gli aveva detto: “Un giorno di questi ti ci porterò, lì dentro, e allora cambierai idea. Anche sul mare.” Il mare era la sua passione, mentre a Marco non era mai piaciuto. Ne aveva quasi paura.
- “Ma neanche col pensiero!” aveva ribattuto lui.
Lei aveva continuato a stuzzicarlo: “Guarda che, col pensiero, io ti ci ho già portato tante volte, sai? E ti è sempre piaciuto.”
- “Eh sì, ma era il tuo pensiero. Non il mio!” le aveva risposto lui.
Così avevano finito col litigare. Eliana non sopportava quando Marco le rispondeva in quel modo e, un po’ innervosita, aveva concluso: “Allora, forse ero con qualcun altro. Mi sarò sbagliata”.
Da allora, guai a parlare di quel capanno! Figurarsi dirgli che stava pensando alla possibilità di comprarlo.
Per di più, solo qualche giorno prima, Marco le aveva chiesto di trasferirsi da lui e lei gli aveva risposto che la sua casa era troppo piccola per tutti e due. E ora pensava di andare a vivere in quella “palafitta”… Come lui chiamava quel capanno.
Eliana non era il tipo che rinunciava facilmente alle sue idee, per sbagliate che potessero sembrare agli altri. In realtà, quando sbagliava le riusciva difficile ammetterlo, finché l’evidenza dei fatti non lo faceva per lei. Ma stavolta le sembrava che il suo sogno davvero potesse avverarsi e non voleva assolutamente alcuna interferenza. Così aveva deciso che non gliene avrebbe parlato finché non avesse concluso l’acquisto.
Andò a sedersi sul divano. Era un divano letto, piccolo, a righe bianche e rosse. Poggiò la schiena nel momento esatto in cui un’onda andò ad arrotolarsi tra le gambe del capanno che affondavano nella sabbia, sott’acqua. Provò una sensazione bellissima quando l’onda tornò indietro.
In quel momento avrebbe voluto che Marco fosse lì con lei.
Pensò che la prima cosa da fare fosse comprare un divano più grande, che avesse almeno il letto per due. Ma non avrebbe cambiato altro. Diede un’occhiata in giro, il resto dell’arredamento era abbastanza nuovo. Le piaceva. Le ricordava le volte che erano “andati insieme”, in quel capanno. Quando lui era lontano e lei ce lo aveva portato con la fantasia. Tutte le volte che avevano fatto l’amore lì dentro. Di nascosto da tutti. Di nascosto anche da lui. Con la canzone del mare come sottofondo e la luna che li spiava attraverso le finestre…
Uscì sul retro e andò ad appoggiarsi alla balaustra, le sembrò di essere sul ponte di una nave. La città era bellissima, così indolentemente adagiata sull’acqua: Ankon, il gomito. Dal mare, così, non l’aveva mai vista. Che spettacolo doveva essere veder sorgere il sole dall’acqua e ammirare i gabbiani esibirsi in voli acrobatici sopra le teste dei pescatori e sopra le loro barche al rientro dalla pesca. Chiuse gli occhi, quasi a voler fissare quell’immagine nella sua mente. All’improvviso ebbe la netta sensazione che da un momento all’altro il suo sogno si sarebbe infranto come un’onda sugli scogli.
Il suono di un campanello la fece trasalire.
Quella “casa” non aveva il campanello… e il guardiano aveva le chiavi.
Aprì gli occhi e capì di non essersi mai mossa da casa sua.
La mano destra chiusa a pugno quasi le faceva male, allentò la stretta e un pezzo di carta ne scivolò via mentre andava ad aprire la porta. Si trovò di fronte Marco, con in mano il giornale aperto sulla pagina degli annunci. Puntando il dito sulla foto del capanno, le disse: “Ho preso appuntamento per visitarlo.” e ridendo aggiunse: “Ho già comprato il salvagente!” Eliana rimase lì a fissarlo senza dire una parola, mentre lui le sventolava il giornale davanti al viso: “Sveglia, piccola! Ma hai visto cos’è?” le disse, stampandole un bacio sulle labbra e facendola indietreggiare. “E’ il mio capanno” rispose lei, “ma tu… davvero ci vuoi andare?” gli chiese mentre tornava in salotto. Non riusciva a crederci, ma non gli disse del sogno appena fatto, né di aver già fissato un appuntamento.
Marco raccolse il ritaglio di giornale che le era caduto poco prima dalla mano e, quasi tra sé e sé, rispose:
“Beh… prima che tu ci vada con qualcun altro!”
Nota: i copyright del racconto e della fotografia sono di proprietà di
Tiziana Romano
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