Il sogno
di Luisa Incontrera (Palermo)

Non sapeva con esattezza quanti fogli di carta stavano a terra, preferiva non contarli.
Da un po’ di tempo non riusciva a scrivere. I giorni trascorrevano e l’idea che quell’ isolamento voluto avrebbe potuto aiutarlo a ritrovare le oramai assopite capacità creative, stava, già, venendo meno. Si alzò di scatto, quasi facendo rotolare la sedia e guardò fuori dalla finestra, era una meravigliosa giornata.
Aveva bisogno di uscire. Serenità, pace, poca gente, silenziosa. Era in quell’isola da tre settimane.
Si ricordò che quel giorno Max l’aspettava a pranzo. Il suo amico da molti anni abitava in quel luogo incantato, Boavista, un’isola fantastica dell’arcipelago africano. Lì aveva realizzato il suo sogno, aprire un piccolo albergo vicino una delle tante spiagge costeggiate da lussureggianti giardini di palme, e lui aveva sempre preso tempo, posticipando quello che già da un po’ gli balenava nella mente, andare, magari solo per concedersi una breve vacanza, ma andare. Lisa avrebbe capito.
Credeva di essere stato un compagno perfetto, aveva amato quella donna e quando un anno prima avevano scoperto di non potere avere figli, in quel momento così delicato, a lui era sembrato di averla colmata di tutto l’affetto necessario.
La “Sudden pen emotions” aveva bandito un concorso letterario, il premio vinto sarebbe stata una pubblicazione nella loro rivista, unitamente ad un contratto quinquennale. “Estasi” il titolo del suo racconto, lo aveva coinvolto talmente tanto da avere sempre uno spunto nuovo per scrivere e così quello che all’inizio avrebbe dovuto essere un semplice tentativo si rivelò la sua prima vera soddisfazione lavorativa.
Nei primi mesi la gioia che riusciva a trarne era talmente grande da non lasciarsi adombrare dalla realtà del suo rapporto con Lisa che, invece, era peggiorato. Non era riuscito a coinvolgerla in quel cambiamento. Sembrava che quel nuovo incarico gli avesse dato modo di far venir fuori tutta quell’energia che lui stesso non sapeva di possedere, un fiume di idee, parole, andavano formulandosi nella sua mente con velocità e trasporto. E i fogli si riempivano con naturalezza e immediatezza.
Ma non capiva che la donna aveva bisogno di lui, che quella fase di travaglio stava prendendo una svolta tale da ripercuotersi sul loro rapporto.
Così quando Lisa andò via non gli risultò facile identificare le proprie emozioni, quel “silenzio” gli parve come una forma di leggerezza utile per continuare a scrivere senza doversi preoccupare di nulla.
Ma ben presto comprese quel senso d’abbandono al quale tempo addietro non era riuscito a dare un’identità, avvertì un gran vuoto dentro di sé e un deserto emozionale lo inondò tanto da non riuscire più a concentrarsi. S’interrogava sui suoi percorsi alla ricerca di una risposta che non giungeva.
Gli ritornò in mente Max, una notte sognò l’amico. Camminavano l’uno accanto all’altro in un paesaggio fatto di dune, oasi e lunghe distese di sabbia e nel sogno gli parve di udire il soffiare incessante del caldo, secco e impetuoso harmattan e di vedere i colori di quella natura selvaggia di cui così bene aveva sentito parlare.
La mattina dopo, sentì così intenso il ricordo di quel sogno che ebbe la consapevolezza che qualcosa doveva fare per evadere da quella casa e da quei ricordi che l’opprimevano.
Un biglietto aereo che prevedeva la sua partenza per due giorni dopo.
Il silenzio delle notti successive gli parve eterno. E poi ancora lo stesso sogno, i colori, distese di sabbia incontaminata e mare cristallino. La mattina seguente, un caffè, ancora uno sguardo malinconico ai suoi trascorsi e la consapevolezza di voler andar via. Partì, portando con sé solo la voglia di ritrovarsi. Boavista a primo sguardo gli apparve proprio come la aveva immaginata e furono sufficienti pochi minuti per ricordarsi le parole di Max quando, in una delle tante descrizioni, gli aveva parlato di quel gusto di libertà negato in altri luoghi.
Quell’atmosfera così armoniosa, quella pace tanto attesa di quei luoghi, il solo rumore dei gabbiani che nei loro voli sfioravano quelle acque cristalline, tutto questo però, non gli stava arrecando quell’ enfasi che gli occorreva per riprendere a scrivere. Più volte ebbe la sensazione della sconfitta. Gli tornava in mente Lisa, il loro rapporto incompleto, lo sguardo tacito e mesto di lei in quegli ultimi mesi e capì che aveva fatto poco per trattenerla. Cosa poteva adesso, se non ammettere a sé stesso del suo fallimento? Con questi pensieri quel dì, stava uscendo da casa.
Percorse tanta spiaggia che pareva non aspettasse altro che essere calcata da lui, e, ad un tratto, sotto quel feroce leone che splendeva, s’arrestò. Volse lo sguardo verso il cielo, compatto, di un azzurro perfetto quasi da infastidirlo e con naturalezza, come succedeva da tempo, i suoi pensieri iniziarono a danzare, ingestibili, nella sua mente. Aveva bisogno di lei, di Lisa. Parlarle, capire. Magari chiederle di raggiungerlo. Si alzò, ripercorse con impazienza il ritorno verso casa. Poche righe, un biglietto da rinchiudere in un’ innocente busta, imbucarla. “Sogno il tuo amore”.
Nei giorni che seguirono sperava in una sola risposta: Lisa, la sua donna, il resto non importava.
Ma fu proprio in uno di quegli interminabili momenti d’attesa, che ebbe la consapevolezza di vivere a metà, sospeso tra quell’incantevole cielo e quella distesa incontaminata di acque verde smeraldo, Boavista non gli era mai apparsa così ignorata come in quel momento. Così sembrò che qualcosa, spontaneamente, cominciò a muoversi dentro di lui. Quell’isola con i suoi innumerevoli colori iniziò ad affascinarlo e, pian piano, ripensando a quel suo gesto di qualche giorno prima, si accorse di non attendere più nulla.
La sera, poco prima del tramonto, raggiungeva la spiaggia, e, osservando tutto quello che lo circondava era come se un benessere imprevisto, totale, stava iniziando ad impadronirsi di lui. Percepiva le malinconiche melodie della Morna, la musica nazionale che al calar della sera suonavano nei vicini villaggi, e di notte gli sembrava di poter ascoltare l’anima del mare che con dolce veemenza accarezzava la terra in un abbraccio senza fine. Non aveva veramente visto tutto questo, se non solo adesso.
Era come se una forza soprannaturale e miracolosa del tutto priva di ragioni l’avesse spinto lì, non c’erano più domande da porsi né risposte da cercare.
Una mattina svegliandosi molto più presto del solito, uscì fuori e, guardandosi attorno, si sentì come il padrone di quell’immensità.
Pensò a Lisa cosciente che non avrebbe mai avuto più indietro quel biglietto. Strano, ma quello che pochi giorni prima gli era apparso come il cardine della sua esistenza, come la cosa più importante per ricominciare, per ritrovarsi, completarsi, adesso…Tutto gli appariva come un sogno, un lungo, faticoso, inevitabile, colorato, sogno.
Rientrò, con un’ irrequieto bisogno di scrivere. Senza curarsi del disordine di quella stanza, in quella splendida mattina, quasi a voler sfidare quel nuovo giorno, solo con se stesso, ebbe la consapevolezza che l’inizio di qualcosa stava nascendo. Tutto lo riconduceva alla sua vita, alla sua casa, al pianto della donna che aveva amato. Una cantilena di parole stavano facendosi largo in quell’apparente anonimo foglio. “Per sempre camminerò su queste spiagge, tra sabbia e schiuma, l’ultima marea cancellerà le impronte, il vento dissolverà la schiuma….ma mare e spiaggia rimarranno sempre”.
Era il suo nuovo sogno. E con esso la sua ritrovata vita.
Nota: i copyright del racconto e della fotografia sono di proprietà di
Luisa Incontrera
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